Storia di una strada mai realizzata
Nuova Marinelli: una strada che avrebbe agevolato il collegamento tra Casoli e le zone interne.
Articolo dell’Ing. Gilberto Di Florio
Dopo aver narrato su queste pagine le vicende dei due acquedotti comunali, Maiella e Laroma, ho notato il significativo interesse che hanno suscitato, sia dagli accessi avuti sul sito dove è stato pubblicato, sia dai tanti ringraziamenti che i miei concittadini hanno fatto direttamente al sottoscritto, per averli informati sulle vicende storiche delle nostre ormai desuete attrezzature idriche.
Essendo stata dimostrata una così appassionata partecipazione, ho pensato di raccontare la storia di altre sfortunate programmate opere pubbliche e precisamente quelle afferenti le due strade principali di accesso al paese, iniziando, in questa sede, solo dalla vecchia Marinelli che ha collegato per qualche secolo la località Quarto Da Capo con l’attuale nazionale S.S. 84 vicino al ponte sul torrente Acquavento.
Innanzitutto ringrazio l’arch. Maria Carmela Ricci che mi dà ospitalità per questa mia nota nel Suo preziosissimo sito, che, unica vera voce rivelatrice di eventi, informa con estrema diligenza e puntualità, sulle vicende del nostro paesello, anche i nostri compaesani d’oltreoceano, sempre attenti e curiosi di apprendere gli avvenimenti della natia Casoli rimasta perennemente nel loro cuore.
STORIA DI UNA STRADA MAI REALIZZATA

La Comunità Montana Aventino e Medio Sangro con sede a Palena, per sua istituzione, negli anni ottanta, cercava si supplire alle carenze dei comuni interni inclusi nel suo comprensorio, realizzando tutte quelle opere che avrebbero potuto migliorare la vita dei suoi abitanti e frenare il triste esodo che si era innescato nel dopoguerra.
Avvalendosi delle statistiche rilevate dall’Anas sulla circolazione, i tecnici della Comunità avevano riscontrato, tra l’altro, chegli abitanti dei paesi dell’alto Aventino, non transitavano più per Casoli, ma una volta arrivati al bivio di Corpi Santi, sotto Lama dei Peligni, deviavano per Fara San Martino per raggiungere le città e gli insediamenti della valle.
La Comunità incaricò il sottoscritto di effettuare uno studio per accertare se vi fossero motivazioni strutturali su Casoli che potevano contribuire a tale trasmigrazione.
Dagli accertamenti risultava che Casoli per raggiungere agevolmente le reti nazionali, in modo da far transitare scorrevolmente sugli esistenti collegamenti anche grossi automezzi dovunque provenienti, TIR, Autobus e similari, era fortemente limitata dalle due “uscite” esistenti, a monte e a valle dell’abitato che purtroppo rappresentavano delle vere “strozzature” viarie, che certamente non facilitavano né invogliavano l’accesso al paese.
Tale stato di inefficienza stradale, ancora irrisolta, è aggravata oggi anche dal precario stato di manutenzione di alcuni tratti importanti per la viabilità interna quali la Via Montaniera e quella di San Salvatore in particolare, vera “finestra” sulla valle, perché su di esse, purtroppo, gli automezzi sono costretti a procedere “al trotto” per le tante buche e sconnessioni della pavimentazione, mentre, per una corretta fruibilità le ruote degli automezzi dovrebbero invece avere un comodo “rotolamento” su un’asfaltatura ben livellata.
Trattiamo qui ora solo il tratto della S.S.84 che dal Quarto Da Capo conduce al lago
Lungo la sua discesa troviamo una serie di disagevoli tornanti, degni solo di strade di alta montagna. Sembra inverosimile che una commissione tecnica abbia potuto partorire, sul dolce declivio della collina, un percorso plano-altimetrico così deprecabile. Le notizie tramandate sulla sua genesi, che risalgono all’anno 1870, chiariscono di seguito tale incomprensibile scelta.
La collina, coperta per buona parte dal bosco dei lecci, era prevalentemente di proprietà di alcune influenti famiglie baronali che vendevano legna e carbone, per cui avevano necessità che la nuova strada toccasse le loro proprietà per agevolare tale remunerativo e fiorente commercio.
Nei punti dove avvenivano queste transazioni, ovviamente, c’erano grossi depositi di tali materiali da commercializzare, erano i tornanti della strada, progettati e realizzati di proposito, dove ogni singolo blasonato proprietario aveva fatto creare anche degli ampi piazzali come area vendita e di sosta dei carri degli acquirenti. Dovendo tale strada assolvere prioritariamente a tale scopo, il suo percorso era stato adattato a questi specifici interessi privati, ignorando completamente ogni canone di corretta progettazione e quindi di idonea fruibilità, pur trattandosi di un’opera pubblica.
La sua pur disdicevole realizzazione, considerata tuttavia la notevole larghezza e buona pavimentazione della nuova sede viaria, fece abbandonare la vecchia strada “Marinelli”, in precedenza utilizzata dalla popolazione, che non aveva certamente l’andamento tortuoso della limitrofa predetta “nuova” arteria, poiché fiancheggiava il percorso quasi rettilineo del sottostante torrente “Acquavento”.
Preso atto di questa precaria situazione, per porvi riparo con una infrastruttura moderna, dopo oltre un secolo dalla sua maldestra creazione, la Comunità Montana Aventino e Medio Sangro di Palena, con la delibera di Giunta del 14-3-1986 n. 43 diede al sottoscritto l’incarico di un “ Progetto per la realizzazione della strada di collegamento Casoli Quarto da Capo – Galleria Acea” il cui percorso affiancasse la sopraccitata vecchia strada Marinelli ed agevolasse quindi la scesa a valle degli abitanti dei paesi montani dell’entroterra per raggiungere Casoli.
Dopo gli opportuni rilievi topografici, il sottoscritto redasse il progetto commissionatogli, che fu regolarmente approvato dalla Committente Comunità Montana, ma questa, per indire la gara d’appalto, attendeva il finanziamento promesso, che purtroppo non fu mai concesso.
Per ridurre la spesa, e quindi chiedere un contributo inferiore, mi fu commissionato di accorciare il percorso, eliminando la rettifica del tratto della via nazionale che arrivava alla galleria dell’Acea.
Tale nuova soluzione progettuale iniziava dalle ultime abitazioni sulla strada Marinelli, alla Località Quarto da Capo, dove finiva la strada asfaltata, e completava il suo percorso sull’innesto alla sottostante strada Nazionale S.S. 84 vicino al ponticello sul torrente Acquavento (vedi foto allegata), ponticello di cui fu previsto l’allargamento per agevolare il doppio flusso di traffico che avrebbe dovuto smaltire.
Come può rilevarsi dalla planimetria allegata qui sotto, per questa seconda soluzione erano sufficienti solo 968 metri di strada per la sua completa realizzazione.

Il suo agevole e quasi rettilineo tracciato non presentava impedimenti di alcun genere che potessero ostacolare o ridurre la sua transitabilità anche carrabile, né provocava alterazioni naturalistiche in quanto si sviluppava su terreni seminativi spogli, quindi privi di boschi o colture specializzate di qualsiasi tipo.
Sono trascorsi diversi lustri, ma le Amministrazioni che si sono succedute non l’hanno mai considerato di primario interesse, seppur, si ribadisce, hanno inutilmente replicato qualche domanda per ottenerne il finanziamento.
L’Amministrazione di Casoli si è limitata negli anni scorsi a ripulire e migliorare il tracciato della “Marinelli”, ma la sua percorribilità, condizionata peraltro anche da un solo senso di marcia, per le sue caratteristiche morfologiche e funzionali contrasta con i dettami della norma vigente, per cui è utilizzabile solo da mezzi agricoli.
Il suo eventuale completo rifacimento non è stato mai posto negli ultimi piani triennali delle opere pubbliche da realizzare, perchè l’Amministrazione medesima ha preferito destinare i fondi alla creazione di nuove strade.
Per dare un giudizio sulla necessità di creare questo agevole percorso alternativo, è sufficiente confrontare sulla planimetria che allegata, l’attuale tortuosa discesa dei “Leccini” della S.S. 84 con la strada progettata che, si ribadisce, affianca quasi completamente l’agevole percorso della vecchia strada diligentemente creata dai nostri avi.
E’ tempo di concludere questo mio ricordo, con la speranza che i futuri gestori del nostro territorio, abbiano a cuore l’avvenire del nostro paese, ormai in notevole regresso, sia commerciale che anagrafico, possano riproporre Casoli, ai cittadini dei paesi montani, come agevole meta da raggiungere.
Ringrazio i concittadini che vorranno leggere e commentare questo mio ricordo, in modo che mi senta incoraggiato a raccontarne qualche altro, della variegata casistica di “ciò che poteva essere e non è stato”.
