Storia di una strada necessaria e mai completata
Anche se la storia della progettazione di un collegamento più agevole tra Selva Piana e il Capoluogo parte dal 1974, è stato solo nel 1990 che si è visto realizzare il primo lotto, ma da allora la strada è rimasta la classica “opera incompiuta”, scomparsa anche nella variante del PRG approvata nel 2016.
A parlarne è di nuovo l’ing. Gilberto Di Florio, autore anche dell’articolo precedente sulla strada Marinelli, altro progetto finito nel dimenticatoio. In questo articolo è stata aperta la sezione “DISCUSSIONE” visibile nell’AREA COMMENTI alla fine di questa pagina. I post sono moderati dalla Redazione e vengono approvati solo se attinenti all’argomento e non contengono un linguaggio scurrile e offensivo.
Articolo dell’Ing. Gilberto Di Florio
Ringrazio ancora una volta l’architetto Maria Carmela Ricci, per la cortese disponibilità a pubblicare sul suo pregiatissimo sito anche quest’altro mio importante ricordo sulle vicende urbanistiche dell’ultimo cinquantennio del nostro paesello, sempre con l’intento di informare i compaesani vicini e lontani su un’altra opera, una strada, solo iniziata e purtroppo mai completata e quindi dai Casolani mai utilizzata.
In continuità con quanto riportato nel mio precedente ricordo sulla strada Marinelli, certamente utile per i collegamenti con i paesi interni nonché per promuovere il turismo sul lago, che avevo descritto nello studio che mi era stato commissionato dalla Comunità Montana, segnalavo anche la più deleteria “strozzatura” viaria riguardante la S.S. 84, ancora esistente a valle del paese, che necessita assolutamente di una moderna variante di fondamentale importanza per Casoli, perché rappresenterebbe il collegamento celere, unico e indispensabile sia di interscambio con le altre collettività vicine sia per un agevole raggiungimento delle infrastrutture per le città lontane.
Già all’uscita dell’abitato, oggi, troviamo una serie di ravvicinate curve che conducono all’imponente tornante sotto l’ospedale sul cui terminale è stata realizzata anche una minirotatoria in corrispondenza della quale convergono, affardellate, ben 4 strade. Continuando sullo stesso percorso, si procede con un andamento tortuoso verso valle fino ad arrivare al successivo stretto e pericoloso tornante. Già i nostri nonni ne avevano evidenziato la deprecabile caratteristica definendola significativamente, con idioma dialettale, “La vutate de lu colle”. Dopo altre insidiose sinuosità, tramite un corto rettilineo, essa si immette nella rotatoria da cui ha inizio la Piceno-Aprutina S.S. 81.
Tale deleteria conformazione plano-altimetrica, che obbliga i cittadini ad “arrancare” lungo il suddetto disagevole itinerario, era certamente idonea al traffico dei carri e carretti quando fu realizzata nei secoli scorsi, ma non è certo adeguata e funzionale oggi, nell’anno 2026, ai requisiti richiesti dalla moderna viabilità. Su di essa l’Anas ha ampliato e migliorato alcune curve nel tratto iniziale, ma oggi manifesta ancora, ribadisco, specialmente più a valle, una pericolosa e limitata transitabilità soprattutto per i moderni autosnodati e le ampie corriere.
Alla sua angusta percorribilità si aggiungono le gelate invernali che la coprono durante i mesi freddi a causa dell’esposizione a nord e dell’ubicazione accostata alla collina che ne oscura il pieno soleggiamento. Il conseguenziale fondo ghiacciato è stato causa, nel passato, anche di alcuni gravi incidenti.
Il 16 settembre 1951 tale contorta infrastruttura, aveva anche causato una prematura tragica morte a seguito di una drammatica collisione avvenuta nella terza curva dopo il tornante sotto l’ospedale, tra un’autovettura ed il povero Nicola D’Urbano che viaggiava in bicicletta. La vittima, nata nel 1933, aveva solo diciotto anni e saltuariamente veniva in paese dalla contrada Laroma dove risiedeva con la propria famiglia. Ancora adesso un mesto cippo marmoreo, a bordo strada, dietro il guard rail, ricorda tale dolorosa tragedia.

Tale periglioso percorso, si ribadisce, poco agevole anche per il normale traffico, viene quasi sempre evitato dalle autovetture, che utilizzano quotidianamente le due “rampe” della via S. Salvatore e quella della limitrofa, pur tortuosa, della via Sant’Agostino (denominata comunemente “La Capretta”).
La necessità di una strada per una comoda uscita dal paese verso valle era già stata parzialmente affrontata dal compianto ing. Spinelli, che nel suo Programma di Fabbricazione approvato dalla Sezione Urbanistica della Regione Abruzzo nel lontano 21-2-1974 n. 564, ossia oltre mezzo secolo fa, con professionale lungimiranza, aveva già previsto una nuova strada che, partendo dal termine della via Montaniera a ridosso del tornante sotto l’ospedale, scendeva verso valle, quasi parallelamente alla via S. Salvatore, per innestarsi in essa poco prima dello sbocco sulla S.S.84 in località Selvapiana

Successivamente, negli anni ottanta, il compianto Avv. Ricci, Sindaco di Casoli, ben conoscendo tale grave carenza, convocò il progettista che stava redigendo il nuovo Piano Regolatore di Casoli e, durante un successivo incontro nella sede municipale al quale partecipai anch’io, si discusse di come affrontare il problema in cui era coinvolto anche il Consorzio Industriale.
La soluzione ipotizzata per la nuova strada nella suddetta riunione, non poteva certamente ricalcare l’impervio percorso di quello esistente ed infatti fu scelta una ubicazione a mezza costa sulla collina sotto l’abitato, partendo dall’incrocio tra la S.S. 81 e la S.S 84, alla località S. Onofrio, per giungere a ridosso del Corso Umberto I, in prossimità della Chiesa di S. Reparata. Qui era previsto un primo svincolo per il collegamento con la via Montaniera ed un secondo per la via del Colle Marco. Poco più a monte era ubicato l’accesso sul Corso Umberto I, nei pressi dell’allora mattatoio pubblico. Tale nuova infrastruttura fu poi regolarmente inserita dal progettista nel nuovo PRG, che fu approvato in Comune con delibera n. 14 del 28-2-1990 di cui si acclude la Tav. 4 – “Planimetria del Centro Capoluogo”. In essa è colorata in rosso il sopraccitato angusto tratto della S.S. 84, oggetto della presente trattazione, dall’uscita del paese fino al sottostante predetto innesto con la S.S.81.

Il Consorzio Industriale, che aveva già preso atto della grave carenza della viabilità esistente, era passato alle vie di fatto per dotare l’abitato di Casoli di un accesso moderno. Aveva fatto redigere e poi approvare un progetto in data 25-1-1988 i cui lavori del primo lotto (circa 650 mt. di strada), che iniziava dal bivio tra la S.S.81 e la S.S.84, furono completati nel giugno del 1990. Nel suo tratto terminale fu costruito anche un viadotto in cemento armato precompresso a due campate, per scavalcare la rampa comunale della via Sant’Agostino alla località “La Capretta”.

Preso atto, dal predetto progetto, che il Consorzio Industriale avrebbe realizzato un tratto di strada limitatamente al primo lotto, l’Avv. Ricci mi incaricò di redigere un progetto di completamento, solo di massima, in modo da quantificarne il costo per una richesta di finanziamento. Nel mio computo il nuovo tratto iniziava, ovviamente, dal termine previsto dalla “bretella” del Consorzio e ricalcava sommariamente il percorso riportato sul citato PRG.
Nel corso dell’incontro fu presa in considerazione la realizzazione anche di un breve raccordo in direzione della Val di Sangro, in modo da favorire un’agevole mobilità dei tanti operai che giornalmente vi si recavano per lavoro e dei cittadini che dovevano raggiungere altre destinazioni lontane verso la valle. Dalla biforcazione individuammo un tracciato che ricalcava per buona parte una strada esistente fino alla località Vicenne, innestandosi all’inizio del rettilineo dove oggi è sistemata un’edicola votiva. Tale progetto, anche successivamente aggiornato, giace esanime in fondo a qualche impolverato faldone, oramai da tanti lustri!

Un terzo Piano Regolatore fu redatto dall’arch. Zazzara, che prevedeva ancora il completamento di tale moderno raccordo stradale e fu approvato con delibera n. 2 dal Consiglio Comunale il 16-2-2004. Il suo tracciato si accostava mediamente sempre a quello riportato nel precedente PRG del 1990, sia nel suo punto iniziale che in quello terminale con delle piccole modifiche lungo il percorso.

Dopo la bretella realizzata dal Consorzio, i Casolani si illusero di poter finalmente transitare sul programmato nuovo moderno percorso, invece nessun altro Ente, e tanto meno l’Amministrazione di Casoli, ne hanno mai finanziato il completamento.
Il realizzato é rimasto monco ed ovviamente giace inutilizzato ormai da decenni… Per salvare il salvabile, e quindi usufruire almeno di tale primo lotto, sarebbe sufficiente la sua continuazione, soltanto per altri 270 mt, almeno fino all’innesto con la via San Salvatore. In tal modo, quanto meno per la normale circolazione, si creerebbe un comodo e moderno percorso alternativo fino all’innesto sulla S.S. 81, evitando il tratto più pericoloso della S.S. 84 dopo l’ospedale e la famigerata “Curva del Colle”.

CONCLUSIONI
La necessità della moderna completa variante, oggetto della presente, è stata sistematicamente ed oculatamente inserita nei tre sopraccitati strumenti urbanistici, che, come da norma, sono a salvaguardia dello sviluppo socio economico delle comunità. Essi sono stati regolarmente commissionati ed approvati dai passati Amministratori, a partire da quello del 1974, transitando per quello del 1990 fino ad arrivare al terzo del 2004, quest’ultimo rimasto in vigore fino al 2016.
Tenendo conto che la validità di tali piani regolatori è rimasta ininterrotta per oltre quarant’anni, bisogna rimarcare purtroppo che nemmeno tale ampio lasso di tempo è stato sufficiente a farla realizzare.
Assurdamente, secondo precise e perentorie direttive date dai successivi Amministratori al tecnico incaricato, la predetta soluzione è stata, incomprensibilmente, fatta addirittura sparire sulla Variante al Piano Regolatore oggi in vigore, da loro stessi così commissionata e così approvata il 04-5-2016, decretandone in tal modo un definitivo, inspiegabile ed avvilente epilogo che i nostri concittadini difficilmente dimenticheranno, perché a loro è stato spento anche quel barlume di speranza tenuto accesso per quasi mezzo secolo!

Sarebbe opportuno chiedersi: ma veramente le centinaia di opere pubbliche realizzate in quasi cinquant’anni dal Comune, ed in particolare le ultime, avevano tutte un interesse prioritario di così estrema indispensabilità rispetto alla nostra strada lasciata, orfana dolente, solo con l’inutile suo tratto iniziale costruito dal Consorzio?
Con una recente delibera, il Consiglio Comunale ha stanziato una somma di € 500.000 per il rifacimento anche delle pavimentazioni della via Montaniera e di San Salvatore. Quest’ultima è oggi di fatto l’insostituibile porta di uscita e di accesso al paese!! Almeno per questo intervento certamente si feliciteranno tutti i Casolani, visto che già da qualche anno erano in attesa di questa indispensabile revisione dei due sopraccitati logori, pericolosi e martoriati manti carrabili.
Chiudo, ricordando a tutti i miei Compaesani l’ennesima infruttuosa ed ingente somma del pubblico denaro già spesa dal predetto Ente per il primo lotto della variante. Un’altra opera questa, mai utilizzata, che va ad aggiungersi alle tante altre irrecuperabili da me trattate su questo sito ed il cui completamento, si ribadisce ancora, è ormai stato fatto scomparire definitivamente dall’ultimo vigente PRG.
Ing. Gilberto Di Florio
Di seguito le foto scattate oggi 9 luglio 2026, ad alcuni tratti della strada rimasta incompiuta




Prima di addentrarmi nell’argomento in questione, vorrei ringraziare prima di tutto l’ing. Di Florio per aver “riesumato” un vecchio problema legato ad una strada incompiuta di fronte alla quale, molti (inclusa la sottoscritta), si sono posti la classica domanda: “Ma che ci fa questo viadotto che scavalca “La Capretta” e muore lì, dopo pochi metri?”. Poi voglio ringraziare anche le due persone che hanno lasciato i due commenti sotto questo articolo prima di me, il Dott. Carlo Caniglia e il Prof. Antonello Masciantonio, infine, voglio ringraziare la persona che mi ha messo al corrente, che in tutta questa storia della strada incompiuta, manca un tassello importante che riguarda una SENTENZA DEL TAR, di cui ho preso visione personalmente.
Ebbene, dopo questa premessa, voglio subito far presente che in seguito al ricorso n° 336/1988 (N205/91 Reg. Dec. – N. 336/88 Reg. Ric.), che impugna soprattutto i decreti prefettizi, con i quali furono predisposti l’occupazione temporanea di alcuni terreni privati interessati dal tacciato della strada, incluso quello del ricorrente (lì dove era previsto uno svincolo all’altezza di San Salvatore), il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Abruzzo (Sezione staccata di Pescara), in seguito al citato ricorso, ha pronunciato nel 1991, una sentenza, dopo aver esaminato tutti gli atti in giudizio, le memorie e il resoconto della pubblica udienza, dove sono emerse, tra le censure elencate: eccesso di potere, violazioni di legge e incompetenza.
Senza fare nomi e senza entrare neppure in particolari tecnici che forse annoierebbero i “non addetti ai lavori”, rendo semplicemente noto, che la sentenza in questione, revoca i decreti prefettizi, con i quali fu predisposta l’occupazione temporanea del terreno del ricorrente e di conseguenza anche tutti gli atti connessi di approvazione del progetto.
L’ultima udienza prima della sentenza, ci fu una ventina di giorni prima di Natale del 1990; la sentenza risale a i primi mesi del 1991 e il primo lotto della strada che arriva fino all’incrocio con la strada “Capretta” fu realizzato nel 1990, tra le vicissitudini di questo ricorso del 1988 e l’iter burocratico di aprovazione del PRG.
Certo bisogna dare atto all’ingegnere Di Florio di aver fatto un resoconto completo e dettagliato sulla storia della strada realizzata dal Consorzio Industriale e mai completata. Ma l’argomento non è la prima volta che viene posto in evidenza, solo che nessuno ha ritenuto di approfondire o quanto meno chiedersi il perché. Io ne ho parlato (certo senza quei passaggi e minuziosi particolare che solo un tecnico poteva conoscere, ma anche per motivi di spazio limitati) varie volte, negli anni passati, sul quotidiano “Il Tempo”, e ne cito due tra i tanti: “una strada da 3 miliardi resta ancora inutilizzata” (Il Tempo, anno 2000, 19 settembre), “Quella strada costosissima chiusa perché senza sbocco” (Il Tempo, anno 2005, 22 agosto). Ultimamente ne ho parlato anche in un articolo dal titolo “Opere incompiute” apparso sul trimestrale “Casoli Comunità” di aprile-giugno 2020, pagg. 16,17.
Leggendo gli articoli sulle strade dell’ing. Gilberto Di Florio, mi sono venute in mente tanti ricordi e qualche considerazione tra Casoli e il suo territorio e, tra Casoli e la sua viabilità.
Fino alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, a Casoli venivano e pernottavano negli alberghi, tanti commessi viaggiatori per rifornire di merci le tante attività commerciali ed artigianali. Tanti studenti dei paesi vicini venivano con le corriere per frequentare le scuole superiori ed anche le medie, in considerazione che in alcuni paesi del circondario, non vi erano ancora le scuole secondarie di primo grado.
Vi era il famoso boom economico e tra lo sviluppo interno e le rimesse dei nostri emigranti all’estero, l’edilizia prosperava di nuove case con tutto il relativo movimento di materiale trasportato su strada.
Tutti i fine settimana vi era il traffico automobilistico dei tanti turisti che dal sud Abruzzo, dal Molise e dalle Puglie, raggiungevano Roccaraso e i centri vicini, sia in inverno che in estate, passando per Casoli. E i nostri mastri ramai erano aperti e lavoravano tutte le domeniche. Chi di noi, con i capelli bianchi, non ricorda il martellare dei mastri ramai delle famiglie Di Rienzo e Talone?
Gente dei paesi vicini veniva per l’ufficio del Registro, la Pretura e l’ospedale. Venivano i ragazzi in servizio ai Vigili del Fuoco, i ragazzi in servizio alla Forestale, i ragazzi in servizio nei Carabinieri, il personale in servizio al lago dell’ACEA, il personale in servizio all’ospedale civile; tutti sulla S.S 84 .
Lungo la S.S. 84 correva il benessere e la ricchezza materiale e immateriale del paese. Poi tutto è cambiato.
Agli inizi degli anni Settanta c’è stata l’apertura della S.S.652 Fondovovalle Sangro. Di colpo i turisti diretti a Roccaraso sono scomparsi. Molti camion adibiti al trasporto merci hanno iniziato a cambiare strada, essendo la Fondovalle molto più conveniente da tanti punti di vista.
– Primo colpo: in quel periodo una imponente frana invase la S.S. 84 dopo l’uscita della galleria sul lago. Le corriere provenienti dai paesi del lato sinistro della Valle Aventino e come pure tanti cittadini, iniziarono a usare la strada S.S. 263 per Fra San Martino e poi la S.P. 95 fino alla S.S. 81 e aggirando completamente Casoli. Anche dopo la riapertura della frana, le corriere non sono più ritornate su quel tragitto, come pure i molti cittadini della valle. Quindi hanno iniziato a scavalcare Casoli.
– Secondo Colpo: chiusura dell’Ufficio del Registro e chiusura della Pretura.
– Terzo colpo: nel nuovo millennio, chiusura dell’ospedale.
– Quarto colpo…micidiale: apertura dei grandi centri commerciali.
Nel frattempo, in tutti questi anni si è parlato di tanti progetti di viabilità.
Se ricordo bene, uno di questi, prevedeva che il famoso raccordo fatto dal Consorzio Industriale, doveva interrarsi all’altezza dell’ospedale, per riemergere oltre il campo sportivo e da qui: un ramo doveva ricongiungersi alla provinciale che porta a Gessopalena ed un altro, lungo la citata strada Marinelli, doveva arrivare al lago.
Da profano in materia, guardando l’ipotesi di riallacciare la bretella del Consorzio Industriale alla comunale San Salvatore, mi sembra una cosa buona. Penso anche, sempre da profano, che avrebbe un uso limitato.
Gli autobus che portano gli studenti, gli operai che lavorano nel cuore della Val di Sangro, le persone dirette al paese e/o al PTA, i vacanzieri diretti nel periodo estivo al mare, ecc., dovrebbero continuare a transitare per il centro, al fine di poter far salire e scendere le persone. Inoltre, la fermata sotto al PTA è cruciale.
Credo, da profano , che la strada di San Salvatore sia comunque inidonea alle corriere. Il traffico pesante, anche per le ragioni sopra dette, è oramai molto limitato. Mi sembra che quello che passa con regolarità e costanza è il traffico di autotreni carichi di animali e mangimi destinati ad alcune aziende zootecniche del territorio.
Credo, ancora da profano, che la strada San Salvatore, sia comunque inidonea al traffico di corriere e mezzi pesanti. Quindi l’opera servirebbe solo per il traffico privato e leggero.
Spero di non aver fatto confusione, come spero pure di dare con queste riflessioni, un contributo costruttivo alla discussione. Ringrazio inoltre l’architetto Maria Carmela Ricci e mi complimento per la sua tenace opera di informazione.
Carlo Caniglia