Profanata con svastica una tomba a Casoli
Sulla tomba di un uomo che ha combattuto sul duro fronte russo del Don e sempre rispettato da tutti, si è consumato un atto vile che si commenta da solo. Un gesto che ha indignato l’intera comunità.

E’ successo al cimitero di Casoli, nell’area riservata alle sepolture in terra, dove sulla lapide di Antonio Di Filippo, hanno disegnato una svastica (al contrario tra l’altro) sotto la foto del defunto.
Più di un mese fa, all’inizio di aprile, dedicammo un album su FB a questa parte del cimitero, per mostrare le antiche croci in ferro delle vecchie sepolture. Tra le tombe fotografate, c’era anche quella di Antonio Di Filippo.
Nato nel 1922, Di Filippo ha combattuto sul duro fronte russo del Don, con le truppe combattenti a piedi dell’8ª Armata italiana in Russia, nel battaglione di Ravenna, dove era sergente della fanteria. Dopo le cicatrici emotive, che una guerra così dura può lasciare a chi l’ha vissuta in prima persona sul fronte (perchè la guerra ebbe un impatto devastante sulla vita degli italiani), con coraggio e determinazione, nel dopo guerra si è ricostruito una vita lavorando con impegno nel campo dell’edilizia. Stimato da tutti, viene ricordato dai suoi compaesani, come lavoratore onesto, rispettoso e sempre sorridente.
Numerose sul web, le reazioni di stupore, di rabbia e di vicinanza alla famiglia, nei commenti sotto al post del sindaco, che indignato, ha diffuso per primo la notizia sconcertante su FB.
“Conoscevo il papà di Rosanna e Nadia, – ha detto in un commento Piera Della Morgia – una bella persona, lavoratore, onesto e anche simpatico, sorridente. Una persona perbene, senz’altro superiore mille volte al vigliacco (che forse si gloria pure del suo gesto stupido e ridicolo), anzi, dall’alto della sua intelligenza riderà della pochezza di questo gesto e del suo esecutore“
Lo sdegno arriva anche dal gruppo di minoranza, che ha condannato con fermezza questo episodio, stringendosi con rispetto e solidarietà attorno alla famiglia.
Un forte abbraccio alle figlie Rosanna e Nadia, per quest’azione vile che il loro caro padre ha dovuto subire da morto, mentre merita di riposare in pace e di essere ricordato con rispetto, così come lui rispettava gli altri.
“L’ESERCITO PERDUTO” IL SEVIZIO DI PINO SCACCIA SULLA GUERRA NELLA VALLE DEL DON
Articolo a cura di Maria Carmela Ricci
Questa notizia sulla profanazione della tomba di Antonio Di Filippo, reduce della seconda guerra mondiale ed ex combattente della famosa guerra del Don in Russia, mi ha fatto ricodare che tempo, fa vidi un video che condivido a fine pagina e che non rivedevo da molto tempo.
Il sevizio in questione, è a cura del giornalista Pino Scaccia, reporter di guerra, inviato speciale della RAI, purtroppo scomparso e con cui in passato ho scambiato varie opinioni sulle guerre in atto, quando partecipavo alle dscussioni del suo Blog, “La torre di Babele” dove pubblicava in diretta i suoi ariticoli con foto.
Lui Pino Scaccia, è tornato dopo 70 anni proprio lì, in quella valle del fiume Don (dove combattè anche il casolano Antonio Di Filippo), alla ricerca dei resti dei soldati italiani dispersi, intervistando gli ultimi testimoni, quelli che all’epoca erano ancora piccoli ed erano in casa con donne e anziani.
Raccontano dei soldati italiani conosciuti, che erano gli invasori insieme ai tedeschi, ma gli italiani venivano ospitati e benvoluti, tant’è che nacquero anche delle storie d’amore tra donne russe e soldati italiani.
La guerra nella valle del Don fu devastante, migliaia di soldati italiani morirono e furono sepolti lì. Gruppi di tombe avevano le mappe con i nomi, per cui nel tempo sono stati ritrovati e identificati numerosi corpi dei militari italiani che non tornarono a casa.
Le ricerche continuano ancora oggi, ma diventa un lavoro sempre più difficile, visto che i testimoni diretti di quegli eventi, man mano stanno scomparendo, avendo ormai più di 90 anni.
Il servizio del viaggio sui luoghi della ritirata di Russia affrontata da Pino Scaccia, è stato trasmesso su TV7 il 4 febbraio del 2011, nell’ambito della rubrica “I luoghi, le storie“.
Guardatelo questo video e fatelo vedere ai vostri figli e nelle scuole. Forse le nuove generazioni capiranno che con certi simboli non si scherza!
